Disturbi del comportamento alimentare

Emozioni e cibo: quanti chili nascono dal nostro cervello?

Il nostro benessere psicofisico dipende da fattori biologici, ambientali, psichici e somatici strettamente correlati fra di loro; e il mantenimento di uno stato di benessere psicofisico ci richiede un impegno nel migliorare gli aspetti della nostra vita quotidiana, dall'alimentazione al ritmo sonno veglia, ma sopratutto al controllo dello stress e dei pensieri negativi, che avvelenano il nostro corpo e la nostra mente.

Un elemento importante del proprio bessere è sicuramente l'assunzione di un corretto regime alimentare.

Un collegamento fra i nostri comportamenti fra cui quello alimentare e il nostro mondo emotivo è ormai assodato. Se pensiamo al comportamento alimentare in situazioni di stress o di tensione possiamo osservare che, se ci sentiamo nervosi o agitati, non ci sono consigli dietologici che tengano, saremo sempre pronti a tuffarci su una torta o su un piatto di spaghetti pur di avere un sollievo immediato ad uno stato di sofferenza che non riusciamo a sedare in altro modo.

Il cibo ci dà una gratificazione immediata e il vantaggio è di bloccare o attenuare le emozioni negative. Lo svantaggio è che questo comportamento non permette di riflettere sulle proprie emozioni, distanziandosene ed elaborando risposte adeguate.

Disinneschiamo quelle emozioni assumendo del cibo, ma perdiamo la possibilità di capire cosa le ha generate e quindi fronteggiare la causa in modo da evitare che si ripeta. I problemi rimangono lì dove sono le emozioni negative. Vi è poi il senso di colpa per aver perso il controllo sul cibo, tanto maggiore se in presenza di sovrappeso o obesità.

Può quindi verificarsi un circolo vizioso, che semplificando può apparire così:

Disturbi del comportamento alimentare

Ecco 3 comportamenti tipici dell'alimentazione emotiva:

  • Spuntini furtivi, specie nel tardo pomeriggio, sera o tarda notte.
  • Pascolo, fame emotiva intermittente in luoghi differenti per tutto l’arco della giornata. Emozioni come noia, rabbia, paura.
  • Abbuffata compulsiva, seguita da senso di colpa, disgusto di sé e la convinzione che non si abbia controllo sulla fame.

Anoressia Nervosa

Una persona diventa anoressica quando, riducendo o interrompendo la propria consueta alimentazione, scende sotto l’85% del peso normale per la propria età, sesso e altezza. L’anoressia è conseguente al rifiuto ad assumere cibo, determinato da una intensa paura di acquistare peso o diventare grassi, anche quando si è sottopeso. Spesso, una persona anoressica comincia con l’evitare tutti i cibi ritenuti grassi e a concentrarsi su alimenti ‘sani’ e poco calorici, con una attenzione ossessiva al contenuto calorico e alla composizione dei cibi e alla bilancia. Frequentemente i pasti vengono evitati o consumati con estrema lentezza, rimuginando a lungo su ogni boccone ingerito. Il corpo viene percepito e vissuto in modo alterato, con un eccesso di attenzione alla forma e con il rifiuto frequente ad ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.

Diagnosticare l’anoressia non è sempre semplice in soggetti molto giovani, perché i cambiamenti fisici che accompagnano l’adolescenza e che comportano squilibri di peso e altezza possono mascherarne le prime fasi.Nei bambini, è più comune che l’anoressia si manifesti attraverso altri sintomi, come la nausea e il sentimento di non fame. Nelle ragazze, invece, uno dei sintomi più classici è l’interruzione del ciclo mestruale per almeno tre mesi successivi, sintomo che però non si applica a giovani adolescenti che ancora non abbiano avuto il menarca o, al contrario, alle ragazze che prendono la pillola anticoncezionale.

L’anoressia si manifesta in due modi:

con restrizioni, determinata dalla riduzione costante della quantità di alimenti ingeriti.
con abbuffate e successiva eliminazione: alimentazione compulsiva seguita da vomito autoindotto, uso inappropriato di pillole lassative e diuretiche, iper-attività fisica per perdere peso.

La persona anoressica diventa così ossessionata dal cibo che la propria vita finisce con l’essere totalmente incentrata sulla questione alimentare, impedendo di provare interesse e entusiasmo verso qualsiasi altra cosa.

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